Vito Distante
info -at- vitodistante.it

sensuale ambivalenza

di Dino del Vecchio

Vito Distante ama presentare ogni capitolo della sua storia pittorica evidenziandone in primo luogo i contenuti di una ricerca che s’incunea nel carattere formale del dipinto, dimostrando di possedere piena capacità nei mezzi espressivi meditati ed elaborati per l’approfondita conoscenza del linguaggio pittorico nella materia e nella forma-struttura con una particolare intuizione creativa per le sue composizioni formali, il segno di un recupero che introduce alla Citazione.
Il processo creativo di Distante diviene un accadimento che svela l’esigenza di formulare nel processo estetico-formale una tematica aderente alla sfera dell’immaginario. Le sue creazioni si presentano dinamiche e vibranti, in quanto il risultato di una visione poetica intrisa d’accensioni oniriche e nei rimandi di un realismo comunque funzionale al mondo fantastico della natura.
Nell’attualità, i dipinti su tela assumono tautologie surrealiste. Le immagini ingigantite ed esponenziali sono dislocate, rispetto agli orizzonti prospettici e spaziali, nell’antinomia tra sogno e realtà: raggiunge una valenza antropologica nel momento in cui sceglie quale fonte di ispirazione i luoghi magici della sua terra che ancora conservano il colore acceso della natura.
Tuttavia, muovendo da questa idea, si spinge oltre; verso una ricognizione dei metodi e dei mezzi adottati ed elaborati con un linguaggio ricognitivo di senso, insito nelle correnti storiche del Novecento. Il suo “strutturalismo plastico” si sviluppa secondo la logica di mantenere saldo il percorso formale, senza mai tralasciare aspetti di pura ricerca che anche mette in campo per raggiungere risultati che rivelano altre nuove dilatazioni, proposte nel primo piano della “Zebra” dove è accentuato il contrasto-conflitto delle striature, il movimento cinetico. Tale interpretazione, si dà forza esaminando altri dipinti; dove in risalto appare la forma astratta di un lenzuolo, di una maglietta, di un vestito anch’esso zebrato indossato da una donna mascherata.
Nel contemporaneo, l’arte è ancora una volta incline al conflitto diatonico nei contrappunti di un dualismo che introduce argomenti di indagine sui vari linguaggi, che assumono in se problematiche di notevole ampiezza. In questa ottica, Distante sviluppa il suo campo d’azione riconsiderando posizioni di “ritorno alla pittura”, che rappresenta e trasfigura nella surrealtà di un interno, la perfezione di un corpo di un volto.
Anche le sue nature morte, generano in chi guarda un senso di sospensione/straniazione che inquieta, per l’attuale inesorabile metamorfosi che immaginiamo vissuta dall’artista con l’angoscia di perdere il valore di un ciclo vitale che solo e soltanto la natura può offrire. Una persistente vena creativa - espressa con sagace ironia - attraversa un “citazionismo” colto e di sentore metafisico, per rimarcare il senso dell’immaginario e quello della realtà che oscilla nel mito e nella storia, nella memoria e nel passato.
A me pare, che quanto scritto da De Chirico è calzante per definire l’arte di Distante: “l’originalità consiste nel legare questo processo all’interpretazione poetica del sogno e all’assunzione metafisica delle immagini come giocattoli del pensiero”. In questo clima, saturo di atmosfere novecentiste, la traccia archetipale è evidente se guardiamo alla “citazione romana” degli anni ottanta e alla così detta pittura colta …un ritornno alla tradizione italiana quale “modalità” che ridefinisce il senso del bello in arte dopo l’abbaglio delle stagioni concettuali.
In quest’ottica e in tale direzione l’artista si è mosso; seguendo opportunità formali confacenti alla invenzione di sostanza dichiarativa-esplicativa nel campo della tradizione che ricolloca nell’immaginario la creatività, che risiede nella soggettività e nella vita interna delle cose.
Si può cosi affermare che l’iconografia, complessa e articolata del pittore pugliese, segue il flusso delle ascendenze di matrice neo-surreali per giungere fino all’attuale “formalismo lirico” introducendo una sorta di gioco, squisitamente sottile, malinconico e di stampo magrittiano: nel delirio metabolizzato dall’uomo oggi e nell’immaginario collettivo.
Al di là dei richiami fin qui analizzati, l’artista, nel tentativo di ricercare solo nuove e intime “espressioni”, dilata le proprie visioni nel mondo fantastico e poetico che rintraccia, nella ricchezza dei cromatismi e nella luminosità del colore, un intenso lirismo che riflette nella fisicità della materia pastosa e nelle anatomie dei corpi: rilucente e aggettante una allusiva sensualità. Da una serie di interazioni e di conseguenti riflessioni, si può oggettivamente dedurre che tutta la produzione di Distante si sostanzia nel desiderio che provoca la suggestione, innestata nel suo animo con i codici di un’alchimia che genera fenomeni da cui si rileva un sismo di sensibilità che placa nel silenzio. E la luce, incarnata nel colore, accenna ai valori simbolici che giungono alla forma e ravvisa per personale e singolare che sia, l’autenticità di un messaggio che fa leva su una ipotesi che va ben oltre allo spirito formalista.(…) Precisa, nel campo aperto degli avvenimenti, una vita interna del dipinto che ora racconta l’attesa di una fanciulla al balcone; ora l’abbandono suadente di un corpo nudo e una donna del sud con in braccio un bimbo: nella sintesi pittorica di uno sfondo delicatamente decorato con velature, gestite e controllate con una variazione modulare di segno-colore dai toni azzurri del cielo e del mare. Si ritrova una propria vena espressionista, nel gesto cosciente che ispessisce i colori con la veemenza dell’ispirazione, per ogni quadro dove esercitare, nel ritmo della pennellata iridescenti tessiture variate con il palpito delle vibrazioni luministiche, con accostamenti posti sopra e dentro il pigmento che caratterizza di luce-materia, la stasi estatica della figura. Difatti, Distante ha questo coraggio: esasperare le tensioni plastiche in una visione in cui il colore è tutto. Per il compenetrarsi dei piani, delle figure, i personaggi paiono accolti nello spazio fluttuante che rammenta espansioni e dinamismo con effetti di amplificazione ottica del sistema virtuale e virtuoso praticato da pittori del Seicento. Vito Distante ha compreso che il problema essenziale della pittura, non é quello di deformare la realtà ma di creare una propria visione della realtà espressa con l’immaginazione e il modo di sentire e di pensare…da sé. Cioè, una realtà interiore desunta dalle cose per le cose dell’arte, con una vitalità creativa subordinata alla coerente e genuina espressione, prudente e rigorosa, per divenire - io dico, lo specchio del suo stesso animo. Non mi riferisco alla traviata concezione dell’”Ermetismo” di stampo espressionista; il suo stile va ritrovato in una pretesa rivelazione di profondità conoscibili; nel connubio di ascendenza formale testato in un clima di accesa dialettica tramite l’adesione al gruppo pugliese (“Nuova Figurazione & Arte in Movimento”).Ben salda la ragione fenomenica dell’apparizione indicibile con le parole, eppure raccolta e visibile nelle superfici quando, le permeabili vitalistiche sorprese colte in un soffio leggero che infittisce il riverbero della luce, disvelano l’ascesi e la contemplazione. Atmosfere intense e definite, racchiuse nella scelta iconografica, precisa pesci, nudi di donna, zebre, limoni indicando un percorso malinconico, serio e giocoso insieme che affonda le radici nella così detta Pittura italiana. Una cultura che ancora comprende il mistero degli eventi naturali e primari: …"la nostra arte è posseduta dal movimento, segno di liberazione, di ricerca di progressione ad una libertà individuale ed interna di percezione della nostra vita sociale" (S. Vigo). Naturalmente, questi elementi identificano la forza di un principio che vede esaltato col gesto del pennello il movimento di un pesce dipinto con l’immediatezza dei colori del mare e del cielo: i simboli della terra di Puglia - mitica e magica - ripresi da Vito Distante con un linguaggio universalmente comprensibile vestendo i panni di un pittore che strizza l’occhio al sogno sognato.

Dino Del Vecchio

Foto, Dipinti e Disegni sono di esclusiva proprietà di Vito Distante o dei collezionisti e delle gallerie di appartenenza
© Vito Distante 2007-2017 - Ultime modifiche 05 Dicembre 2017