Vito Distante
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Il realismo a colori vivaci di Vito Distante

Enza Nunziato - Il Sannio quotidiano

Vito Distante è nato nel 1958 a Francavilla Fontana (Br) dove vive e lavora. Da venti anni è impegnato a tempo pieno nella pittura. Ambito artistico nel quale si è affermato come interprete di valore. Dotato di mano straordinaria, ha la grande abilità di sapere abbinare in modo felice moduli espressivi classici con una straordinaria gestione fantasiosa e creativa della tavola dei colori.

E’ possibile ammirare alcune delle sue opere esposte nel foyer del Teatro Vittorio Emanuele. Si tratta di dipinti ispirati alle suggestioni della natura esotica o del venusto mondo marino della sua terra madre o ispirate alle grandi e difficili tematiche sociali, come l’immigrazione (“No man, No Land”, su tutte). L’artista pugliese – dopo anni di “ricerca pura” in cui si è tenuto defilato – può dirsi ormai entrato nel novero ristretto degli artisti italiani più conosciuti, incontrando favorevoli recensioni di critici nelle più importanti riviste d’arte. E’ un interprete che sa giocare con tinte di stupefacente vivacità cromatica e che sa trasmettere messaggi surreali, sognanti, idealizzanti. “Vito Distante ha compreso che il problema essenziale della pittura, non è quello di deformare la realtà ma di creare una propria visione della stessa espressa con l’immaginazione e il modo di sentire e di pensare da sé. Cioè, una realtà interiore desunta dalle cose per le cose dell’arte, con una vitalità creativa subordinata alla coerente e genuina espressione, prudente e rigorosa, per divenire …. “lo specchio del suo stesso animo”. Il significativo giudizio critico di Dino del Vecchio. Sa attingere ad “elementi che identificano la forza di un principio che vede esaltato col gesto del pennello il movimento di un pesce dipinto con l’immediatezza dei colori del mare e del cielo: i simboli della terra di Puglia – mitica e magica – ripresi da Vito Distante con un linguaggio universalmente comprensibile vestendo i panni di un pittore che strizza l’occhio al sogno sognato”. Un pittore che sa stupire con l’intensa bellezza dello “strutturalismo plastico” che “si sviluppa secondo la logica di mantenere saldo il percorso formale, senza mai tralasciare aspetti di pura ricerca che anche mette in campo per raggiungere risultati che rivelano altre nuove dilatazioni, proposte nel primo piano della ‘Zebra’ dove è accentuato nel contrasto-conflitto delle striature, il movimento cinetico”.



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